giovedì 8 gennaio 2009

Wherever you may wroooooammm

Cos'hai promesso a chi ti ha avvistato l'ultima volta mentre stava cambiando corsia in un'autostrada scalcinata nel sud-est asiatico, pensando a Graceland - da lui visitata nel 2002 con la moglie - perché dalla radio suonava Hound Dog? ti ha sicuramente visto apparire come un miraggio in mezzo agli alberi di una foresta pluviale. Mentre cambiavi le corde del tuo guzheng. Perché adesso suoni quasi certamente una cetra cinese e stai organizzando un concerto per il ritorno ancora più fragoroso di quello che facesti nel 1968 per la Nbc.
Da parte mia credo c'entrino gli extraterrestri. Quelli che hanno inventato la Coca Cola e che hanno ucciso tutti i presidenti, anche quelli morti di vecchiaia. Quel giorno d'estate si videro strani oggetti volanti senza targa che emettevano come suono del clacson Heartbreak Hotel. Le teorie del complotto mi fanno pensare che tu sia stato trasferito in uno zoo alieno e condivivi (non condividi, là usa così) la gabbia di diamante con una celebre pornostar - anche lei morta solo per finta. O forse era un tuo impersonificatore. Vampiro. O la reincarnazione di te stesso clonata a partire dal tuo sudore cristallizzato su un plettro. Quante persone vorrebbero cambiare il loro nome e farsi scrivere alla voce identità "Elvis Presley", i più esperti "John Burrows" oppure solamente "The King". O anche solo "Lui là che vale per tutti". Quante persone vorrebbero esserti accanto su una spiaggia tropicale dove stai sorseggiando del Mai Tai, dato che sei nel programma di protezione testimoni. Perché un giorno hai saputo tutto e hai voluto raccontarlo per enigmi come la sfinge, nel rumore bianco delle radio sintonizzate male. O solamente non vorrebbero dimenticarsi mai di te. Perché vorrebbe dire perdere tutto quello che sono. Beh, insomma. Buon compleanno. Tu muori e scompari anche ogni volta che ci si ricorda la tua nascita. Sei il re della sparizione e dell'eterna presenza. Torno a scrivere solo per augurarti di non doverti mai scordare di noi, altrimenti non sapremmo più chi abbiamo visto, per caso - quel giorno che assomigliava per sempre a te.
Ci seppellirai tutti. Anzi, lo hai già fatto.

mercoledì 4 giugno 2008

Tutti in piedi, ma con le mani in alto e la faccia a terra

Guidavo piano, non sapevo dove stessi andando ma volevo farlo piano. Schiacciavo il pedale dell'acceleratore con addosso solamente un piccolo rivestimento di morbida gomma nera che mi ero cucito da solo perché qualcuno mi aveva rubato le scarpe nello stupido motel dove avevo dormito per l'ultima volta in un vero letto. La gomma l'avevo presa dal retro di una carrozzeria, in cui per qualche dollaro mi ero offerto di portar via del ferro vecchio che avrei poi usato per delle mie sculture, così avevo detto. Me l'ero messa e mi ci ero trovato bene, si stava comodi ed erano due giorni che tenevo questa strana nuova calzatura ai piedi. Ci avevo anche fatto il baffo della Nike con un gessetto bianco. Non molto traspirante, a dire il vero. 21 dollari e una .45 in tasca, sulla Interstate 69 diretto a sud, verso il confine. Nient'altro che una linea su una cartina geografica, nient'altro che un'illusione. Come il movimento. Anche su una Oldsmobile Four Four Two del 1978, motore 403 in³ V8. Rubata.
Un tempo ero un ragazzo felice, mi bastava la promessa dell'estate per credere che il mondo fosse un posto ogni giorno migliore. Seguivo il baseball. Avevo tante figurine, ricordavo le statistiche dei giocatori e mi sembravano certezze inequivocabili. Battuta - destro, Lancio - destro, Scuola - University of California, Scambiato al 20mo draft. Nel 1989 ha firmato il suo primo contratto professionistico il 9 giugno per i Dodgers. Apparizioni sul diamante, palle fuori, corse create, battute vinte, media di battuta, percentuale di giochi offensivi portati a termine, percentuale di basi rubate. Cose così, che mi accompagnavano per mano nei profumi della stagione più calda. Un'occasione di felicità, un percorso incerto in cui l'unico compito sarebbe stato quello di scoprire il meglio di ognuno, passo dopo passo.

Che cos'è successo quindi? Ecco, diciamo che un giorno ho finito per inciampare, sullo sgambetto che mi ha fatto il peggio di chiunque. Percentuale di sogni infranti: cento per cento.

Attraversavamo il Lone Star State e ogni tanto ai lati della strada le bandiere con la stella solitaria del Texas ricordavano che c'era un posto al mondo in cui l'amicizia veniva difesa con i proiettili. Un angolo sotto al sole in cui le chiese erano state costruite a forma di enormi palazzetti dello sport. Con la promessa che prima o poi l'apocalisse sarebbe passata per saldare i conti con chiunque aveva lasciato in sospeso il proprio spirito da qualche parte, fuori dalle luci elettriche colorate e dalle voci amplificate dei predicatori.
Fuori dalle comunioni fatte con i popcorn, santificati all'olio di girasole.

Seduta sul tettuccio dell'auto lei continuava a scattare foto con la reflex digitale, io ogni tanto le facevo il solletico e lei mi scalciava, dicendomi - Non ho mai visto tante vacche da quando me ne sono scappata la prima volta di casa e sono finita in autostop fino in Oklahoma. Certo, quella volta ero più giovane, non avevo nemmeno tredicianni. L'Oklahoma è proprio un posto assurdo. Puoi capire perché Kafka ci ha fatto finire il suo romanzo Amerika.
-
C'eri andata apposta?
- Sì, volevo vedere com'era..
- E quand'è che hai letto Kafka?
- L'estate scorsa. Ho rubato il libro nella biblioteca-camper che veniva al sabato nel mio quartiere. Mi piaceva il titolo. Con quella K messa lì e il sottotitolo "L'uomo che sparì".
- Quindi adesso quanti ne hai?
- Tu quanti me ne dai?
- Tu quanti ne vuoi?
- Ne vorrei sempre nove. Perché me lo chiedi?
- Perché quello che mi hai appena detto mi ha fatto pensare.
- Ne ho meno di sedici.
- Allora mi hai mentito quando hai detto che avresti potuto guidare..
- Avevo un'altra scelta? non mi avresti mai portata via. Comunque so guidare. L'ho già fatto altre volte. Il mio ex ragazzo una volta ha rubato un'auto e abbiamo guidato fino a farla finire in un fiume.
- Ecco, allora ti farò guidare solo quando saremo in mezzo al deserto.

In realtà l'avevo rapita io, se così si può dire, alcuni giorni prima, a Indianapolis. C'eravamo scontrati in un centro commerciale e lei era lì con tutta la famiglia, il fratello più piccolo aveva la canotta dei Pacers di Reggie Miller. Questa era stata la prima cosa che avevo notato, i suoi erano i classici abitanti dell'Indiana, più bianchi del bianco e pieni di efelidi come un campo di grano era pieno di insetti quando scendeva la sera.
Lei aveva i capelli sugli occhi, una maglietta bianca stretta stretta e dei pantaloncini di jeans con una toppa dei Metallica che diceva Kill'em All.

Ero entrato improvvisamente nel suo camerino mentre era da Gap. Prima ci eravamo semplicemente scambiati uno o due sguardi. Strani. Lei non aveva nemmeno gridato, mi aveva guardato storto e dopo un po' aveva chiesto.
- Secondo te come mi sta?
Era una camicetta rosa.
- Il rosa non ti sta proprio 'a pennello'.
- Ecco, per questo non mi vestirò mai di rosa per il matrimonio di Mary-Beth.
Solo un paio d'ore dopo scoprii che Mary-Beth era sua sorella e il suo nome era Lily Maia Maria. Ai suoi piacevano i nomi lunghi e articolati.
- Secondo me staresti meglio con una bella maglia nera con su scritto "I loves you all but I gotta pull the trigger".
- E dove potrei trovarla?
- Io me la sono fatta da solo.
- E dove ce l'hai?
- Ce l'ho qui, - le dissi, tirando fuori una specie di cosa appallottolata.
- Ah, e cosa ci tieni dentro?
- La mia pistola.

La trasparenza come direzione, l'eccentricità come motivo futile, il tempo come compagno e la natura come bagaglio. Il cielo è da sempre privo di angoli. Lei scatta la fotografia a un cartello che indica l'uscita, "Exit", a cui qualcuno ha aggiunto con lo spray "For Never Land Turn Left. For Now Here Land Turn Turn Turn". Facendo il verso a una canzone dei Byrds.

Eccoci, stiamo arrivando. Every chance that we take, we take on the road cantava David Bowie.
Always crashing in the same car.
Non teneteci troppo vicino. Non attraversate il nostro cammino. Abbiamo un grande messaggio d'amore. Come in un melodramma nichilista, colorato come solo un fantasma sa esserlo.
Non stiamo andando da nessuna parte.
Perché teniamo tutti gli assi nelle maniche e non li giochiamo mai. Giorno dopo giorno.
Però proveremo ad arrivarci in tempo. Una fermata dopo l'altra. Nel calore del mattino.
Perché il grande teatro naturale dell'Oklahoma si è solo spostato, ancora un po' più a sud e ancora un po' più a ovest.
E un giorno ci arriveremo.
Solo per chiuderci dietro la porta del tendone. Solo per far fuoco ovunque.

venerdì 30 maggio 2008

Un comodo ponte tra l'eco e lo chic

Una volta ho invitato il sole a prendere un té da me e non è stata una bella esperienza.
Affatto.
C'era talmente caldo che il té evaporava non solo prima che riuscissi solamente ad assaggiarlo ma addirittura prima che mettessi la bustina di té, carbonizzata, in infusione. Anzi, a dire la verità mi accorgevo sempre che il pentolino del té non aveva già più acqua ancora prima che lo mettessi sul fornello.
La cosa che più mi ha infastidito è comunque la piega che ha preso la conversazione. Interessante, niente da dire, però aveva una tale faccia da schiaffi. Se solo avessi potuto dargliene qualcuno, ma non volevo perdere la mano per combustione.
Lui sosteneva di essere al centro dell'universo, - Sistema eliocentrico, caro mio, se vuoi segnartelo
- Il sistema eliocentrico non funziona. Tutto si muove, non sei il privilegiato al centro che se ne sta fermo a prendere sé stesso senza fare un cazzo.
- Io non vado da nessuna parte.
- Anche tu ti muovi, e invecchi. Tutto lo fa, persino la Via Lattea. Facci l'abitudine.
- Sembro sempre giovane comunque, o no?
- Un giorno esploderai o magari imploderai, diventerai un buco nero o qualche altra schifezza cosmica. Non farai più luce.
- Ma tutto il resto sulla terra sarà comunque piuttosto malconcio, quel giorno.
- C'è l'Evoluzione della Specie, riguarda anche le specie interstellari.
- Quella è una storiella della buona notte. Niente invecchia, il tutto non ha tempo, solo le sue declinazioni. L'importante è saperlo. E io, modestamente, lo so. Io sono il lato A del tutto.
- E vorresti gentilmente darmene la prova?
- Non ho alcun problema a farlo. Tieni.
Avvicinò delle fiamme - o quello che poteva essere il suo braccio - verso di me e teneva qualcosa, del metallo incandescente.
- Ti ringrazio ma preferisco non avvicinarmi troppo, puoi metterlo sul tavolino senza bruciarmelo e lasciarlo lì così lo prendo quando smette di scottare?
Fu così che appoggiò un orologio da aviatore a carica manuale della SunShinIng Inc. senza lancette e con un solo numero segnato sopra. 681.
- A cosa serve la carica manuale se non misura niente?
- Misura l'eternità.
- Ah.
- La carica manuale gliela devi dare tu.
- E come?
- Sta a te scoprirlo. E' una specie di battesimo invisibile. Di battesimo del fuoco.
- Sai sempre come dire una scemenza senza farla pesare.
- Promettimi di vestirti all'indiana per il resto della tua vita. E di mandare affanculo i rompicoglioni.
- Se lo dici tu.
- Ci sono cinque cose che devi sapere e queste sono: la foresta del nord, l'omino verde della foresta del nord, l'arte di stringere fra le mani il vero, l'uomo che ha messo il dito nella presa del vero e il figlio della pietra, ponte per l'eternità.
- Uhm-uhm.
- Il figlio della pietra è sempre colui che ha messo il dito nella presa, l'ha fatto come san Tommaso perché aveva bisogno di una prova tangibile.
- E si è fulminato.
- No, era una presa non di corrente elettrica ma di energia cosmica.
- Eggià.
- In poche parole l'eone è il concetto che sta alla base del certificato di falsificazione del molteplice.
- Si è fatto tardi.
- Hai tutto chiaro?
- Come no.
- Allora alla prossima volta.
Sempre che ci sia, pensai, mentre lo accompagnavo alla porta.
Ecco, se n'era già andato, brillava al centro di un cielo azzurrino con qualche rara nuvola allungata, mi diressi verso lo specchio nel corridoio d'ingresso.
Però, avevo comunque una bella abbronzatura.
Il lunedì seguente andai in una via della moda e mi comprai dei pantaloni di lino, un serafino di cotone, allacciai una sciarpa di Etro da 510 euro come cintura e per avere altre cose penzolanti mi misi anche una sciarpa di lino violetta e delle ciabatte adidas con fascia in paglia in edizione limitata. Aveva ragione lui, non si stava per niente male. Anche la carta di credito della SunShinIng Inc. funzionava alla perfezione. Il codice era 681. L'idea dell'annichilimento di ogni cosa era difficile da mandar giù ma con un sorso di Crystal sotto a un tavolino accanto a una palma mi sembrava un'ipotesi non poi così insopportabile.
Tutto quello che mi era bastato fare ce l'avevo tatuato sull'avambraccio sinistro, un cubo con un 8 su ogni faccia. A chi mi chiedeva che cosa rappresentasse gli rispondevo, - Più o meno qualcosa che ha a che fare con una volta che ho avuto il sole a prendere il té da me.

Immagini sparse da Huntington Beach

Mi capita ultimamente di bere troppo Acquarius e credo sia per via dell'eccesso di Magnesio e Vitamine B (al plurale perché non c'è una sola vitamina B, bensì Nacina, B6 e B12) che seguo lo slogan sull'etichetta e Ritrovo la mia carica naturale nella forma di visioni che brilluccicano di fronte a me, tranquillamente seduto sulla scrivania in una pigra giornata di lavoro.

Ero sul pier di Huntington Beach e un tizio dall'aria misteriosa portava a braccetto la gamba di un manichino, snella e longilinea e dalle fattezze evidentemente femminili, anche se solo di una gamba si trattava. Sopra a questa strana gamba era stata messa una calza a rete.
Io ero tranquillamente seduto su una panchina quando questo tizio si è venuto a mettere proprio di fianco a me, per parlarmi delle tarme del cibo.
"Sono invaso dalle tarme del cibo," ha esordito. "Spuntano dappertutto, hanno preso possesso della mia cucina e le ho visto persino attaccate al beccuccio della salsa di soia. Le migliore tarme del cibo della mia generazione ululanti all'alba per un'altra dose di Kellogg's cornflakes."
"E' un bel problemino," gli ho risposto, cercando di non dargli troppa corda.
"Nell'azienda della morte i dividendi delle tarme del cibo sono infernali," ha chiosato.
L'ho guardato di sbieco, cercando di capire se dovevo iniziare a preoccuparmi.
"I-n-f-e-r-n-a-l-i," ha deciso di concludere. "Mi rovinano la vita."
"Lei non ci prova a cacciarle dalla sua cucina?"
"Ci ho provato, amichevolmente. Parlandoci. Hanno risposto che solamente una risoluzione ONU potrebbe spingerle ad andarsene."
"Le Nazioni Unite dovrebbero risolvere il suo problema, certo. Dovrebbero risolvere un bel po' di problemi e anche il suo ha la sua giusta priorità. Ha provato a contattare il segretario generale?"
"Non le Nazioni Unite, l'Organizzazione Natanti Ubriachi, hanno la sede qui vicino, alla fine del pier. Proprio là dove vede pulsare quella luce rossa."
Alla fine del molo c'era una luce rossa sopra a un palo metallico. Non c'erano attorno a essa molti edifici che potessero contenere la sede di una organizzazione come quella di cui mi aveva appena parlato il mio bizzarro interlocutore. C'era però un ristorante Ruby's. Che si fossero dati appuntamento là dentro? in quell'architettura nostalgica con tavolini rossi, grandi pubblicità della Coca-Cola e luci al neon?
"Uh-mm. Sembrano le persone adatte."
"Sono adatti a qualsiasi cosa. Hanno risolto i più scottanti problemi della nostra recente storia."
"Tipo?"
"L'omicidio Kennedy, ad esempio."
"Sanno chi ha ucciso Kennedy?"
"Certo. Sono stati loro."
Ecco, la storia iniziava a farsi certamente molto vicina all'ideale sviluppo di ogni buona mente paranoica.
"Lo hanno ucciso per quale motivo?"
"Noia."
"Noia?"
"Non c'erano delle belle onde per fare surf, quel giorno."
"Ah."
"Allora hanno deciso di far fuori Kennedy, per dare al mare la possibilità di produrre delle ottime onde da surf."
"Capisco, i due eventi sono correlati, certamente."
"Tutto è correlato, non se lo dimentichi."
"Tutto."
"Tutto. Anche noi due qui e ciò che potrebbe voler dire accorgersi di quello che in Indonesia domani sarà già successo, a quest'ora."
"Non la seguo, la sua costruzione logica della frase mi sfugge."
"Lo capirà a suo tempo."
"Domani?"
"Chissà. Ma ora devo andare."
Così, con la sua gamba sotto braccio si alzò, proseguendo verso la fine del pier.
"Va da Ruby's?"
"Vado poco oltre."
"Oltre Ruby's?"
"Sì, oltre Ruby's."
"Ma non c'è niente, c'è solo quella luce rossa pulsante e nient'altro."
"Oltre quella luce pulsante rossa oltre Ruby's."
"Capisco."
"Non stia qui ad aspettarmi. Mi ritroverà quando sarà il momento."
"D'accordo."
"La saluto."
"Anch'io."
Mentre si allontanava gli dissi, "Spero che risolvano il suo problema.."
"Lo faranno. Sono qui apposta. Loro e io."
Poi, improvvisamente, mi sentii l'impulso di chiedergli "E la gamba?"
"Quale gamba?"
"Quella.. La cosa che ha lì sotto il braccio."
"Ah, lei sta parlando della chiave.."
"La chiave?"
"Sì, la chiave. Questa mi servirà per aprire la porta."
"La porta? dell'organizzazione dei Natanti Ubriachi?"
"No, la porta di casa mia."
"Ha una porta un po' grandicella, quindi."
"Non è grande la porta. E' che la sfondo a calci."
Così se ne andò, già mi mancava quando finii di sorseggiare l'ultima quantità di Acquarius gusto limone.

giovedì 29 maggio 2008

Così l'altra sera ho sognato

Di essere nel Wyoming (waiaouuminn') e anzi, di viverci, di vivere in uno di quegli stati americani con dei bei confini lineari e precisi, fatto di un numero semplice ma ben definito di contee, 23. Avevo un ranch che assomigliava a uno dei grattacieli newyorchesi di Donald Trump, proiettato nel 2036. C'erano solo macerie. Fatte a forma di un bell'8.
Il Wyoming, un posto in cui le pianure sterminate vanno a braccetto con le montagne rocciose e in cui fiumi di acque cristalline scorrono all'interno di splendidi canyon cavernosi. La cui capitale ha lo stesso nome che potrebbe avere un'attrice porno, Cheyenne. Uno stato in cui la pena di morte è una sana iniezione letale e nella cui bandiera c'è un bisonte, ritratto in una posa che assomiglia a quei poster nelle macellerie in cui vengono evidenziati i tagli scelti di carne di bovino. Solo che al centro del bisonte c'è il sigillo dello stato de Wyoming e non la scritta Coop. Vi campeggia una statua neo-classica che afferma l'equità sociale e due tizi caucasici che giocano a Morra Cinese.
Uno dei più bei luoghi turistici dello stato, dal panorama spettacolare e mozzafiato è Dead Indian Pass - nome quanto mai appropriato, visto che gli indiani attualmente sono il 3 percento della popolazione con un calo negli ultimi cinque anni di oltre il dieci percento (non sono stati aperti dei casino'? non è stato concesso loro di coltivare canapa "indiana" nelle riserve, da rivendere direttamente nei campus con la certificazione che non è stata adulterata con agenti chimici?). Negli anni l'unica cosa che è rimasta costante in un mondo in perenne mutamento è la morte dell'indiano cazzo.
Sono stato anche a Yellowstone, solo che il geyser era spento per un blackout energetico e per la crisi dei mutui sub-prime. Allora sono tornato a Fort Laramie dove ho incontrato una bellissima donna, di nome neanche a farlo apposta di Cheyenne, "Proprio la pornodiva," mi ha detto "Se vuoi ti faccio un autografo sulle chiappe e per cento dollari giochiamo alla difesa del forte dall'attacco dei pellerossa. Nudi."
"Ma di pellerossa non ce n'é quasi più Cheyenne..."
"Allora ce la prenderemo con gli indiani del subcontinente, quelli che si comprano le migliori acciaierie della nostra bella economia occidentale."
"No, sono stanco. Voglio andare a casa. Tornare nel ranch, intendo."
"Non c'è più il tuo cazzo di ranch, bello."
Così Cheyenne mi ha rivelato ciò che si nascondeva dietro al liminare e poroso mondo da cartolina in cui mi trovavo.
Che quello non era il Wyoming ma bensì e solamente un mio sogno di come avrebbe potuto essere il Wyoming se solo gli alieni non fossero atterrati a Devils Tower con scopi per nulla pacifici (avevano visto un brutto montaggio misto di Incontri ravvicinati del terzo tipo e La guerra dei mondi con scene aggiuntive tratte da un premontato di Valkyrie di Tom Cruise e avevano deciso che non c'era un buon motivo per cui la razza umana potesse sopravvivere a un tale progressivo degrado spirituale) e avessero distrutto lo stato e non solo lo stato, l'intera nazione americana e non solo la nazione americana intera - e intesa come nord-America - ma anche il sud-America, il centro-America, l'Asia, l'Africa, l'Oceania tutta e l'Europa, l'Italia, intesa come nord centro e sud, lasciando solo in vita una piccola città di nome Ferrara, per consentirmi di poter sognare come avrebbe dovuto e potuto essere il Wyoming, se solo un Wyoming ancora ci fosse stato. "Non.. può.. essere.." ho continuato a ripetere, sentendomi come trasportato da un'altra parte.
Così mi sono svegliato di colpo e dopo un minuto buono in cui ho ripreso conoscenza mi sono messo in camera mia a suonare su un vecchio sintetizzatore Moog la musichetta di Incontri ravvicinati, ancor prima di alzare la tapparella.
Stupito che i vicini non protestassero per quel concertino di primo-mattino dopo un po' mi sono girato per vedere se era già l'ora in cui prepararmi per andare al lavoro.
Mi aspettava una bella sorpresa.
Il tempo si era fermato, l'orologio infatti non andava più in avanti ma non mi sentivo affatto preoccupato.
Erano le 6 e 66, minuti primi.
Forse almeno quello avrebbe dovuto stupirmi un po', ma sul momento non ci ho fatto molto caso. Perché sapevo che in quello spazio, anche se bloccato, fermo come un loop impazzito e un delirio di salti quantici partorito da una mente ancora più lisergica di Philip K. Dick avevo tutto quello che mi serviva. Il mio sintetizzatore Moog con cui comunicare agli alieni che Valkyrie non uscirà mai nelle sale perché la casa di produzione di Tom Cruise fallirà prima e che quindi non esiste un solo motivo valido per distruggere la terra. Tranne forse certi dirigenti di multinazionali dell'alimentare, dell'energia, del settore trasporti o certi generali delle forze armate che vorrebbero veder esplodere l'atomica come certi terroristi e certi funzionari burocrati che stanno mandando il mondo a puttane solo per uno stipendio dorato con cui andare in vacanza alle Maldive quando non sono costretti a fingere di lavorare..
"Ma loro lo hanno già fatto," mi ha detto una voce, che proveniva da sotto le coperte del mio letto. In un moto di soprassalto mi sono alzato con uno scatto, dicendo "E tu chi sei? cosa ci fai in camera mia?!".
Da sotto le coperte è sbucata prima una chioma bionda permanentata, poi un viso angelico molto anni Ottanta e infine un corpo nudo con un seno fuori misura.
"Sono Cheyenne, bello. Ieri sera eri troppo ubriaco per ricordarti di avermi invitato in casa tua mentre quei fottuti alieni distruggevano la terra?"
"Vuoi dire che era tutto vero? è tutto distrutto?"
"Sì, tutto."
"Però in sogno mi dicevi che.."
"Tutto, bello."
"Quindi è stata distrutta anche Ferrara? non è camera mia questa?"
"E' una ricostruzione di camera tua nello zoo di vetro privato del principe reggente alieno Gibson Explorer IV."
"Gibson Explorer?! come la chitarra?"
"Suo padre era Les Paul III Custom, reggente delle quattro lune di Santana."
"Carlos Santana?"
"Non scherzare."
"Quindi questo è un luogo virtuale? come Matrix, tutto falso come da Mentana?"
"E' un caleidoscoprio elettrochimico simulato, bello."
"Non potrebbero fingere di mettermi in una bella spiaggia hawaiiana allora al posto che in camera mia? al tramonto, con tavole da surf, ukulele e tanto rum."
"Puoi chiedere quello che vuoi, ti basta scegliere attraverso un menu' a tendina nel software di connessione con i montatori del reale alieni."
"Ah."
"E puoi anche uscire dalla porta della camera adesso, ora sei nella modalità città di Ferrara, Emilia Romagna, Italia."
"Ah, cazzo."
"Puoi uscire di casa e fare finta che non sia successo niente."
"Anche andare al lavoro?"
"Sì."
"Eh, no. Quello oggi no."
"Allora puoi scegliere di rimanere qui o di andartene dove vuoi, ma questo potrai farlo domani.. Perché per oggi sei bloccato qui con me."
"Tutto il giorno?"
"Sì, per tutto il tempo, giorno è solamente l'illusione meteo-climatica che ti daranno gli alieni quando alzarai la tapparella della finestra."
"E l'ora rimarrà sempre sulle.. 6 e 66?!?"
"Quello è un dato inamovibile del sistema. Per ricordarti che tutto ti è stato rivelato."
"Vabbé."
"Non ti va di venire un po' qui con me, non ti ricordi di come mi hai corteggiata ieri sera?"
"No, non mi ricordo niente. Me ne sono andato a letto e basta. Leggendo solo due pagine de Le benevoli di Littell, sono a quota dieci pagine su mille e passa. Andando avanti così lo finirò nel 2014."
"Sei stato molto galante."
"Non ero io, cazzo, tu hai un impianto Cheyenne, ti hanno fatto un cazzo di impianto in testa. Non sono veri ricordi."
"Mi hai regalato dei fiori.. Quando ti ho detto 'Grazie' hai risposto In effetti.."
"O forse io non sono io.. Cheyenne, io non sono più io."
"E al ristorante hai pagato tu."
"Ommiddio. Ho un impianto in testa?"
"Dai, vieni qui."
"Sì, ma domani si va alle Hawaii Cheyenne, alle Hawaii cazzo. E già che ci sono non c'è anche un menu' a tendina per cambiarti con Natalie Portman?"

A volte, ma solo a volte

Preferirei che la vita assomigliasse di più a quello che succede sui canali di Sky dall'800 in poi

mercoledì 21 novembre 2007

Massime di vita #1

Per svuotare il mare con un secchiello la prima cosa che ti serve non è un secchiello, bensì un sacco di cazzo di tempo libero.

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