venerdì 30 maggio 2008

Un comodo ponte tra l'eco e lo chic

Una volta ho invitato il sole a prendere un té da me e non è stata una bella esperienza.
Affatto.
C'era talmente caldo che il té evaporava non solo prima che riuscissi solamente ad assaggiarlo ma addirittura prima che mettessi la bustina di té, carbonizzata, in infusione. Anzi, a dire la verità mi accorgevo sempre che il pentolino del té non aveva già più acqua ancora prima che lo mettessi sul fornello.
La cosa che più mi ha infastidito è comunque la piega che ha preso la conversazione. Interessante, niente da dire, però aveva una tale faccia da schiaffi. Se solo avessi potuto dargliene qualcuno, ma non volevo perdere la mano per combustione.
Lui sosteneva di essere al centro dell'universo, - Sistema eliocentrico, caro mio, se vuoi segnartelo
- Il sistema eliocentrico non funziona. Tutto si muove, non sei il privilegiato al centro che se ne sta fermo a prendere sé stesso senza fare un cazzo.
- Io non vado da nessuna parte.
- Anche tu ti muovi, e invecchi. Tutto lo fa, persino la Via Lattea. Facci l'abitudine.
- Sembro sempre giovane comunque, o no?
- Un giorno esploderai o magari imploderai, diventerai un buco nero o qualche altra schifezza cosmica. Non farai più luce.
- Ma tutto il resto sulla terra sarà comunque piuttosto malconcio, quel giorno.
- C'è l'Evoluzione della Specie, riguarda anche le specie interstellari.
- Quella è una storiella della buona notte. Niente invecchia, il tutto non ha tempo, solo le sue declinazioni. L'importante è saperlo. E io, modestamente, lo so. Io sono il lato A del tutto.
- E vorresti gentilmente darmene la prova?
- Non ho alcun problema a farlo. Tieni.
Avvicinò delle fiamme - o quello che poteva essere il suo braccio - verso di me e teneva qualcosa, del metallo incandescente.
- Ti ringrazio ma preferisco non avvicinarmi troppo, puoi metterlo sul tavolino senza bruciarmelo e lasciarlo lì così lo prendo quando smette di scottare?
Fu così che appoggiò un orologio da aviatore a carica manuale della SunShinIng Inc. senza lancette e con un solo numero segnato sopra. 681.
- A cosa serve la carica manuale se non misura niente?
- Misura l'eternità.
- Ah.
- La carica manuale gliela devi dare tu.
- E come?
- Sta a te scoprirlo. E' una specie di battesimo invisibile. Di battesimo del fuoco.
- Sai sempre come dire una scemenza senza farla pesare.
- Promettimi di vestirti all'indiana per il resto della tua vita. E di mandare affanculo i rompicoglioni.
- Se lo dici tu.
- Ci sono cinque cose che devi sapere e queste sono: la foresta del nord, l'omino verde della foresta del nord, l'arte di stringere fra le mani il vero, l'uomo che ha messo il dito nella presa del vero e il figlio della pietra, ponte per l'eternità.
- Uhm-uhm.
- Il figlio della pietra è sempre colui che ha messo il dito nella presa, l'ha fatto come san Tommaso perché aveva bisogno di una prova tangibile.
- E si è fulminato.
- No, era una presa non di corrente elettrica ma di energia cosmica.
- Eggià.
- In poche parole l'eone è il concetto che sta alla base del certificato di falsificazione del molteplice.
- Si è fatto tardi.
- Hai tutto chiaro?
- Come no.
- Allora alla prossima volta.
Sempre che ci sia, pensai, mentre lo accompagnavo alla porta.
Ecco, se n'era già andato, brillava al centro di un cielo azzurrino con qualche rara nuvola allungata, mi diressi verso lo specchio nel corridoio d'ingresso.
Però, avevo comunque una bella abbronzatura.
Il lunedì seguente andai in una via della moda e mi comprai dei pantaloni di lino, un serafino di cotone, allacciai una sciarpa di Etro da 510 euro come cintura e per avere altre cose penzolanti mi misi anche una sciarpa di lino violetta e delle ciabatte adidas con fascia in paglia in edizione limitata. Aveva ragione lui, non si stava per niente male. Anche la carta di credito della SunShinIng Inc. funzionava alla perfezione. Il codice era 681. L'idea dell'annichilimento di ogni cosa era difficile da mandar giù ma con un sorso di Crystal sotto a un tavolino accanto a una palma mi sembrava un'ipotesi non poi così insopportabile.
Tutto quello che mi era bastato fare ce l'avevo tatuato sull'avambraccio sinistro, un cubo con un 8 su ogni faccia. A chi mi chiedeva che cosa rappresentasse gli rispondevo, - Più o meno qualcosa che ha a che fare con una volta che ho avuto il sole a prendere il té da me.

Immagini sparse da Huntington Beach

Mi capita ultimamente di bere troppo Acquarius e credo sia per via dell'eccesso di Magnesio e Vitamine B (al plurale perché non c'è una sola vitamina B, bensì Nacina, B6 e B12) che seguo lo slogan sull'etichetta e Ritrovo la mia carica naturale nella forma di visioni che brilluccicano di fronte a me, tranquillamente seduto sulla scrivania in una pigra giornata di lavoro.

Ero sul pier di Huntington Beach e un tizio dall'aria misteriosa portava a braccetto la gamba di un manichino, snella e longilinea e dalle fattezze evidentemente femminili, anche se solo di una gamba si trattava. Sopra a questa strana gamba era stata messa una calza a rete.
Io ero tranquillamente seduto su una panchina quando questo tizio si è venuto a mettere proprio di fianco a me, per parlarmi delle tarme del cibo.
"Sono invaso dalle tarme del cibo," ha esordito. "Spuntano dappertutto, hanno preso possesso della mia cucina e le ho visto persino attaccate al beccuccio della salsa di soia. Le migliore tarme del cibo della mia generazione ululanti all'alba per un'altra dose di Kellogg's cornflakes."
"E' un bel problemino," gli ho risposto, cercando di non dargli troppa corda.
"Nell'azienda della morte i dividendi delle tarme del cibo sono infernali," ha chiosato.
L'ho guardato di sbieco, cercando di capire se dovevo iniziare a preoccuparmi.
"I-n-f-e-r-n-a-l-i," ha deciso di concludere. "Mi rovinano la vita."
"Lei non ci prova a cacciarle dalla sua cucina?"
"Ci ho provato, amichevolmente. Parlandoci. Hanno risposto che solamente una risoluzione ONU potrebbe spingerle ad andarsene."
"Le Nazioni Unite dovrebbero risolvere il suo problema, certo. Dovrebbero risolvere un bel po' di problemi e anche il suo ha la sua giusta priorità. Ha provato a contattare il segretario generale?"
"Non le Nazioni Unite, l'Organizzazione Natanti Ubriachi, hanno la sede qui vicino, alla fine del pier. Proprio là dove vede pulsare quella luce rossa."
Alla fine del molo c'era una luce rossa sopra a un palo metallico. Non c'erano attorno a essa molti edifici che potessero contenere la sede di una organizzazione come quella di cui mi aveva appena parlato il mio bizzarro interlocutore. C'era però un ristorante Ruby's. Che si fossero dati appuntamento là dentro? in quell'architettura nostalgica con tavolini rossi, grandi pubblicità della Coca-Cola e luci al neon?
"Uh-mm. Sembrano le persone adatte."
"Sono adatti a qualsiasi cosa. Hanno risolto i più scottanti problemi della nostra recente storia."
"Tipo?"
"L'omicidio Kennedy, ad esempio."
"Sanno chi ha ucciso Kennedy?"
"Certo. Sono stati loro."
Ecco, la storia iniziava a farsi certamente molto vicina all'ideale sviluppo di ogni buona mente paranoica.
"Lo hanno ucciso per quale motivo?"
"Noia."
"Noia?"
"Non c'erano delle belle onde per fare surf, quel giorno."
"Ah."
"Allora hanno deciso di far fuori Kennedy, per dare al mare la possibilità di produrre delle ottime onde da surf."
"Capisco, i due eventi sono correlati, certamente."
"Tutto è correlato, non se lo dimentichi."
"Tutto."
"Tutto. Anche noi due qui e ciò che potrebbe voler dire accorgersi di quello che in Indonesia domani sarà già successo, a quest'ora."
"Non la seguo, la sua costruzione logica della frase mi sfugge."
"Lo capirà a suo tempo."
"Domani?"
"Chissà. Ma ora devo andare."
Così, con la sua gamba sotto braccio si alzò, proseguendo verso la fine del pier.
"Va da Ruby's?"
"Vado poco oltre."
"Oltre Ruby's?"
"Sì, oltre Ruby's."
"Ma non c'è niente, c'è solo quella luce rossa pulsante e nient'altro."
"Oltre quella luce pulsante rossa oltre Ruby's."
"Capisco."
"Non stia qui ad aspettarmi. Mi ritroverà quando sarà il momento."
"D'accordo."
"La saluto."
"Anch'io."
Mentre si allontanava gli dissi, "Spero che risolvano il suo problema.."
"Lo faranno. Sono qui apposta. Loro e io."
Poi, improvvisamente, mi sentii l'impulso di chiedergli "E la gamba?"
"Quale gamba?"
"Quella.. La cosa che ha lì sotto il braccio."
"Ah, lei sta parlando della chiave.."
"La chiave?"
"Sì, la chiave. Questa mi servirà per aprire la porta."
"La porta? dell'organizzazione dei Natanti Ubriachi?"
"No, la porta di casa mia."
"Ha una porta un po' grandicella, quindi."
"Non è grande la porta. E' che la sfondo a calci."
Così se ne andò, già mi mancava quando finii di sorseggiare l'ultima quantità di Acquarius gusto limone.

giovedì 29 maggio 2008

Così l'altra sera ho sognato

Di essere nel Wyoming (waiaouuminn') e anzi, di viverci, di vivere in uno di quegli stati americani con dei bei confini lineari e precisi, fatto di un numero semplice ma ben definito di contee, 23. Avevo un ranch che assomigliava a uno dei grattacieli newyorchesi di Donald Trump, proiettato nel 2036. C'erano solo macerie. Fatte a forma di un bell'8.
Il Wyoming, un posto in cui le pianure sterminate vanno a braccetto con le montagne rocciose e in cui fiumi di acque cristalline scorrono all'interno di splendidi canyon cavernosi. La cui capitale ha lo stesso nome che potrebbe avere un'attrice porno, Cheyenne. Uno stato in cui la pena di morte è una sana iniezione letale e nella cui bandiera c'è un bisonte, ritratto in una posa che assomiglia a quei poster nelle macellerie in cui vengono evidenziati i tagli scelti di carne di bovino. Solo che al centro del bisonte c'è il sigillo dello stato de Wyoming e non la scritta Coop. Vi campeggia una statua neo-classica che afferma l'equità sociale e due tizi caucasici che giocano a Morra Cinese.
Uno dei più bei luoghi turistici dello stato, dal panorama spettacolare e mozzafiato è Dead Indian Pass - nome quanto mai appropriato, visto che gli indiani attualmente sono il 3 percento della popolazione con un calo negli ultimi cinque anni di oltre il dieci percento (non sono stati aperti dei casino'? non è stato concesso loro di coltivare canapa "indiana" nelle riserve, da rivendere direttamente nei campus con la certificazione che non è stata adulterata con agenti chimici?). Negli anni l'unica cosa che è rimasta costante in un mondo in perenne mutamento è la morte dell'indiano cazzo.
Sono stato anche a Yellowstone, solo che il geyser era spento per un blackout energetico e per la crisi dei mutui sub-prime. Allora sono tornato a Fort Laramie dove ho incontrato una bellissima donna, di nome neanche a farlo apposta di Cheyenne, "Proprio la pornodiva," mi ha detto "Se vuoi ti faccio un autografo sulle chiappe e per cento dollari giochiamo alla difesa del forte dall'attacco dei pellerossa. Nudi."
"Ma di pellerossa non ce n'é quasi più Cheyenne..."
"Allora ce la prenderemo con gli indiani del subcontinente, quelli che si comprano le migliori acciaierie della nostra bella economia occidentale."
"No, sono stanco. Voglio andare a casa. Tornare nel ranch, intendo."
"Non c'è più il tuo cazzo di ranch, bello."
Così Cheyenne mi ha rivelato ciò che si nascondeva dietro al liminare e poroso mondo da cartolina in cui mi trovavo.
Che quello non era il Wyoming ma bensì e solamente un mio sogno di come avrebbe potuto essere il Wyoming se solo gli alieni non fossero atterrati a Devils Tower con scopi per nulla pacifici (avevano visto un brutto montaggio misto di Incontri ravvicinati del terzo tipo e La guerra dei mondi con scene aggiuntive tratte da un premontato di Valkyrie di Tom Cruise e avevano deciso che non c'era un buon motivo per cui la razza umana potesse sopravvivere a un tale progressivo degrado spirituale) e avessero distrutto lo stato e non solo lo stato, l'intera nazione americana e non solo la nazione americana intera - e intesa come nord-America - ma anche il sud-America, il centro-America, l'Asia, l'Africa, l'Oceania tutta e l'Europa, l'Italia, intesa come nord centro e sud, lasciando solo in vita una piccola città di nome Ferrara, per consentirmi di poter sognare come avrebbe dovuto e potuto essere il Wyoming, se solo un Wyoming ancora ci fosse stato. "Non.. può.. essere.." ho continuato a ripetere, sentendomi come trasportato da un'altra parte.
Così mi sono svegliato di colpo e dopo un minuto buono in cui ho ripreso conoscenza mi sono messo in camera mia a suonare su un vecchio sintetizzatore Moog la musichetta di Incontri ravvicinati, ancor prima di alzare la tapparella.
Stupito che i vicini non protestassero per quel concertino di primo-mattino dopo un po' mi sono girato per vedere se era già l'ora in cui prepararmi per andare al lavoro.
Mi aspettava una bella sorpresa.
Il tempo si era fermato, l'orologio infatti non andava più in avanti ma non mi sentivo affatto preoccupato.
Erano le 6 e 66, minuti primi.
Forse almeno quello avrebbe dovuto stupirmi un po', ma sul momento non ci ho fatto molto caso. Perché sapevo che in quello spazio, anche se bloccato, fermo come un loop impazzito e un delirio di salti quantici partorito da una mente ancora più lisergica di Philip K. Dick avevo tutto quello che mi serviva. Il mio sintetizzatore Moog con cui comunicare agli alieni che Valkyrie non uscirà mai nelle sale perché la casa di produzione di Tom Cruise fallirà prima e che quindi non esiste un solo motivo valido per distruggere la terra. Tranne forse certi dirigenti di multinazionali dell'alimentare, dell'energia, del settore trasporti o certi generali delle forze armate che vorrebbero veder esplodere l'atomica come certi terroristi e certi funzionari burocrati che stanno mandando il mondo a puttane solo per uno stipendio dorato con cui andare in vacanza alle Maldive quando non sono costretti a fingere di lavorare..
"Ma loro lo hanno già fatto," mi ha detto una voce, che proveniva da sotto le coperte del mio letto. In un moto di soprassalto mi sono alzato con uno scatto, dicendo "E tu chi sei? cosa ci fai in camera mia?!".
Da sotto le coperte è sbucata prima una chioma bionda permanentata, poi un viso angelico molto anni Ottanta e infine un corpo nudo con un seno fuori misura.
"Sono Cheyenne, bello. Ieri sera eri troppo ubriaco per ricordarti di avermi invitato in casa tua mentre quei fottuti alieni distruggevano la terra?"
"Vuoi dire che era tutto vero? è tutto distrutto?"
"Sì, tutto."
"Però in sogno mi dicevi che.."
"Tutto, bello."
"Quindi è stata distrutta anche Ferrara? non è camera mia questa?"
"E' una ricostruzione di camera tua nello zoo di vetro privato del principe reggente alieno Gibson Explorer IV."
"Gibson Explorer?! come la chitarra?"
"Suo padre era Les Paul III Custom, reggente delle quattro lune di Santana."
"Carlos Santana?"
"Non scherzare."
"Quindi questo è un luogo virtuale? come Matrix, tutto falso come da Mentana?"
"E' un caleidoscoprio elettrochimico simulato, bello."
"Non potrebbero fingere di mettermi in una bella spiaggia hawaiiana allora al posto che in camera mia? al tramonto, con tavole da surf, ukulele e tanto rum."
"Puoi chiedere quello che vuoi, ti basta scegliere attraverso un menu' a tendina nel software di connessione con i montatori del reale alieni."
"Ah."
"E puoi anche uscire dalla porta della camera adesso, ora sei nella modalità città di Ferrara, Emilia Romagna, Italia."
"Ah, cazzo."
"Puoi uscire di casa e fare finta che non sia successo niente."
"Anche andare al lavoro?"
"Sì."
"Eh, no. Quello oggi no."
"Allora puoi scegliere di rimanere qui o di andartene dove vuoi, ma questo potrai farlo domani.. Perché per oggi sei bloccato qui con me."
"Tutto il giorno?"
"Sì, per tutto il tempo, giorno è solamente l'illusione meteo-climatica che ti daranno gli alieni quando alzarai la tapparella della finestra."
"E l'ora rimarrà sempre sulle.. 6 e 66?!?"
"Quello è un dato inamovibile del sistema. Per ricordarti che tutto ti è stato rivelato."
"Vabbé."
"Non ti va di venire un po' qui con me, non ti ricordi di come mi hai corteggiata ieri sera?"
"No, non mi ricordo niente. Me ne sono andato a letto e basta. Leggendo solo due pagine de Le benevoli di Littell, sono a quota dieci pagine su mille e passa. Andando avanti così lo finirò nel 2014."
"Sei stato molto galante."
"Non ero io, cazzo, tu hai un impianto Cheyenne, ti hanno fatto un cazzo di impianto in testa. Non sono veri ricordi."
"Mi hai regalato dei fiori.. Quando ti ho detto 'Grazie' hai risposto In effetti.."
"O forse io non sono io.. Cheyenne, io non sono più io."
"E al ristorante hai pagato tu."
"Ommiddio. Ho un impianto in testa?"
"Dai, vieni qui."
"Sì, ma domani si va alle Hawaii Cheyenne, alle Hawaii cazzo. E già che ci sono non c'è anche un menu' a tendina per cambiarti con Natalie Portman?"

A volte, ma solo a volte

Preferirei che la vita assomigliasse di più a quello che succede sui canali di Sky dall'800 in poi

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